Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

Due persone, terapeuta e paziente, si incontrano per cercare di dare insieme un significato ai sintomi per cui la persona ha richiesto un aiuto.

Insieme "fotografano il malessere”:

  • Come è fatto quello che sento;
  • Quali pensieri ci sono a monte;
  •  che comportamenti mi porta ad attuare quello che sento e quello che penso.

E per realizzare “quello che vorrei essere se solo non fossi come sono" si sperimentano insieme soluzioni nuove a vecchi problemi, modi diversi di essere sé stessi e di affrontare le cose, modi diversi di pensare a sé e agli altri, risorse che spesso le persone ignorano di possedere.
La psicoterapia cognitiva raggiunge questi obiettivi sia tramite il dialogo paziente/terapeuta, sia tramite tecniche specifiche che vedono il paziente come attore di se stesso, come osservatore e “sperimentatore” dei propri pensieri ed emozioni.

La terapia Cognitivo-Comportamentale è la prima forma di Psicoterapia sottoposta a prove di efficacia, ed è, ad oggi, considerata la terapia elettiva per i disturbi d’ansia, per i disturbi dell’umore, per i disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, fame compulsiva), per il disturbo ossessivo compulsivo, per i disturbi di personalità (affiancata, quando necessario, al supporto farmacologico).

A chi si rivolge la Psicoterapia
A chiunque percepisca una sofferenza psicologica che fatica a gestire.

Questa sofferenza può manifestarsi sottoforma di “sintomi” che compromettono in una certa misura lo svolgersi della propria vita quotidiana e delle relazioni sociali come ad esempio:

  • Attacchi di panico, fobie;
  • Sintomi ossessivi compulsivi (pensieri intrusivi che “entrano in testa” e che obbligano a sprecare tanto tempo per attuare rituali che paiono “assurdi”);
  • Sintomi depressivi come la mancanza di energia e di piacere per molte attività della propria vita;
  • Sintomi legati al disturbo bipolare (alternanza di un tono dell'umore patologicamente elevato e di sintomi depressivi che compromette il funzionamento sociale relazionale e lavorativo);
  • Sintomi alimentari come il bisogno ossessivo di essere magre, o al contrario la compulsione a “riempirsi”;
  • Dipendenza da sostanze o dal gioco;
  • Sintomi di somatizzazione come disturbi gastrointestinali ricorrenti, emicranie, etc..;
  • Disturbi sessuali.

Oppure può manifestarsi sotto forma di un malessere generico senza sintomi particolari, ma che genera insoddisfazione diffusa e difficoltà a relazionarsi.